La prima volta sulle pietre non si scorda mai
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Tutto è iniziato in una calda primavera francese. Era l’aprile del 2018 e, per la prima volta, mettevo le ruote della mia bici sulle pietre del Nord. Negli anni precedenti avevo già sperimentato il clima della Liegi e assaporato la durezza del pavé fiammingo, ma nulla avrebbe potuto prepararmi a ciò che avrei vissuto in quella trasferta.
Con tre amici, i soliti compagni di avventure del Nord, avevamo deciso di affrontare la Roubaix. Il copione era quello classico: viaggio in furgone infinito, arrivo a Roubaix nel primo pomeriggio di venerdì, challenge amatori al sabato, corsa dei pro la domenica e rientro il lunedì.
Una volta arrivati a Roubaix, il primo pensiero è stato quello di andare subito a testare le pietre. Avendo già corso il Fiandre amatori, pensavo di essere pronto.
Pensavo, appunto.
Partiti dall’hotel, abbiamo deciso di ripercorrere al contrario gli ultimi chilometri della corsa fino a Hem, dove ci siamo buttati senza pensarci troppo nel settore n°2 (quello del "jersey" sfiorato da Vedepe nel 2023). Lo abbiamo percorso al contrario, da Hem a Willems (ecco perché la nostra prima collezione si è chiamata Hem 😀).
Ancora oggi fatico a trovare le parole per descrivere quel momento: un mix di dolore, piacere, entusiasmo e adrenalina. Una sensazione che solo un luogo sacro come Roubaix può trasmettere. Nulla a che vedere con i muri fiamminghi; questa è un'esperienza estrema, brutale e bellissima.
Come diceva il grandissimo Franco Ballerini: “La Roubaix non ha mezze misure: o la ami o la odi."
Credo che il concetto valga anche per un amatore scarso come me: io me ne sono innamorato all'istante, e sono certo di non essere stato l'unico.
Il giorno seguente, abbiamo partecipato alla challenge dedicata agli amatori, la randonnée che ricalca il finale dei professionisti. Dalla Foresta di Arenberg in poi, il percorso è lo stesso dei pro.
La Foresta è difficile da spiegare. Per me è stato come pedalare dentro una lavatrice: sette minuti e trentacinque secondi in piena centrifuga. Una centrifuga che continua a farti tremare le braccia anche molto dopo esserne uscito. Dopo la Foresta sono sfilati via Pont Gibus, Orchies, Mons-en-Pévèle (con il signor Loris che mi sorpassa sulla banchina rialzata come solo lui sa fare), il Carrefour de l'Arbre, di nuovo Hem e infine il Velodromo.
Da bravi amatori abbiamo fatto la volata e poi siamo crollati, finiti come calzini, sul prato al centro della pista. In quel momento giurai a me stesso che in un inferno del genere non avrei mai più messo piede.
Mentivo a me stesso. Sono tornato nel 2020, nel 2021 e ci tornerò la prossima settimana.
Matteo